03. «Io sono io!»


Io sono io!

a cura di F.L., psicologo e psicoterapeuta

Uno dei primi e comunissimi pensieri automatici che vanno corretti all’inizio di ogni psicoterapia è “Io sono le mie emozioni!”.

È molto importante differenziare il pensare (prodotto dal tuo Ego) dal sentire (prodotto dal tuo Carattere). In altre parole, il primo passo da compiere in ogni psicoterapia consiste nel riuscire ad individuare bene l’Ego, cioè a differenziarlo chiaramente dal proprio mondo emotivo interiore e da tutte le sensazioni fisiologiche.

L’Ego è:

pensiero positivo immediato, sia che risulti chiaro sia che risulti confuso

continua presa d’atto della realtà indipendentemente dalla connotazione emotiva ad essa associata

al di fuori dalla logica del piacere e del dolore; si limita a recepire quanto è fuori da sé e quanto è dentro e a rispondere con scelte opportune ed economiche, o in altri casi, a prendere atto della propria impossibilità a rispondere

la capacità di valutare razionalmente il contenuto delle emozioni (“Mi è utile quest’ansia?”“E’ produttiva questa rabbia?”, “Mi conviene nutrire questa preoccupazione?”) e di accettare con solidità tutto quanto di spiacevole può accadere nel presente o nel futuro (“…tanto vale che la prenda con calma e fermezza, cosa ci guadagno altrimenti?”)

Come funziona l’Ego?

Funziona in base ai criteri logici definiti da Aristotele, in particolar modo di identità (ogni cosa è ciò che è), di non contraddizione (ogni cosa non può essere “il suo diverso”) e di rapporto causa-effetto (ogni cosa è prodotta o generata da un’altra cosa, o da una serie di cose, che ne rappresentano la causa).

Capire di essere il tuo Ego significa:

identificarti in questo princìpio razionale e, pertanto, differenziarti da emozioni e stati d’animo

prendere atto di esserlo anche se scegli di comportarti irrazionalmente: non significa necessariamente fare qualcosa, esercitare un controllo o operare scelte razionali

capire di essere il tuo ragionamento, potenziale o in atto che sia: non significa necessariamente ragionare!

prendere atto della tua consistenza razionale senza però pensare che le tue emozioni siano sbagliate o da evitare: non significa, cioè, giudicare le emozioni o adottare una scala di valori tra ragione e sentimenti.

“Come faccio a differenziare il mio Ego dal mio Carattere?”

Occorre allenare la mente a pensare alle emozioni in seconda persona. In altre parole, non esprimerti mai in questo modo:

“Io ho paura!” , o “Io sono impaurito” (errata identificazione dell’Io con la paura)

“Io sono nervoso/arrabbiato!”

“Io sono triste!”

ma pensando alla paura, alla rabbia, alla tristezza, o ad altro come a un’altra persona che ti porti dentro. Il tuo Sentire, cioè, è tuo, in quanto fa parte anch’esso della famiglia della tua psiche, ma nello stesso tempo non sei tu. Così ti esprimerai nei modi:

Sento di aver paura!”, oMi sento impaurito!”, o “Il mio animo (Carattere) è impaurito!”

Sento di essere nervoso/arrabbiato!”, oMi sento nervoso/arrabbiato!”, o “Il mio animo è nervoso/arrabbiato!”

Sento di essere triste!”, oMi sento triste!”, o “Il mio animo è triste!”

In altre parole, impara a pensare con la consapevolezza di non essere le tue emozioni, bensì di essere il tuo Ego:

Io non sono la mia paura!” (corretta disidentificazione dell’Io con la paura)

Io non sono il mio piacere!”

Io non sono la mia angoscia!”

Io non sono la mia rabbia!”

Ma non lo impariamo a scuola! La maggior parte delle persone quindi, del tutto automaticamente pensa alle proprie emozioni come ad un se stesso e, pertanto, le vive fatalisticamente con affermazioni implicite del tipo:

“Che ci posso fare? Ho paura…”

“E che potevo fare? Ero così triste…”

“Ho tradito mia moglie ma ero così innamorato di…!”

Differenziarti da queste emozioni come Essere significa, invece, gettare le premesse per poter decidere, se necessario, diversamente dalle emozioni. Occorre che ti eserciti molto e sistematicamente su questa disidentificazione, soprattutto ogni volta che vivi emozioni fortemente disturbanti.

E’ bene, nel ripeterti mentalmente le proposizioni corrette, rappresentarti dalla parte dell’osservatore. L’Ego è colui che recepisce la sua ansia, ma non è l’ansia stessa, proprio come l’Ego è colui che recepisce la vista di un oggetto o il suono di un campanello senza essere l’oggetto recepito o il campanello che suona. Può esserti utile chiamare per nome o etichettare le  emozioni e dar loro un punteggio da 1 a 10, a seconda della loro intensità (“Ansia, ansia. Quanto vale la mia ansia in questo momento? 7!”). Ciò favorisce la differenziazione.

Oltre a ripeterti “Io non sono questa emozione!”, è opportuno che ti disponga ad accogliere consapevolmente (ma attenzione, non vuol dire passivamente!) l’emozione stessa: “Sono disposto ad accettare questa emozione così come si presenta in questo momento!”. Questo esercizio non deve essere frenetico o volto a risolvere qualcosa. E anche se avrai l’impressione di non risolvere nulla, è molto importante che ti accontenta in questa fase di nient’altro che di una pura consapevolezza di quanto ti sta accadendo. Bada a che i tuoi pensieri siano secchi e brevi. Nell’affermare il tuo differenziarti dalle emozioni usa mentalmente poche parole, non concentrarti troppo al fine di elaborare frasi lunghe o addirittura ragionamenti a riguardo. Il pensiero, per essere efficace ed operativo, deve essere il più sintetico possibile. Se, ad esempio, l’emozione è una preoccupazione angosciosa per qualcosa che è capitato e può avere conseguenze, l’Ego dirà (sintetizzando naturalmente questo concetto in pochissime parole…): “Io non sono la mia preoccupazione! Non la ritengo necessaria e produttiva. Mi dispongo ad accettare con forza e fermezza tutto quello che può capitare senza smontarmi e senza rimuginarci sopra. Non posso fare altro!”. In questo modo, l’Ego funge da adulto rispetto al Carattere.

L’immagine guida è quella dell’adulto (l’Ego) che rassicura il bambino (il Carattere). Figurati mentalmente di essere un adulto che con la sua consapevolezza e imperturbabilità funge da elemento solido e rassicurante nei confronti di un bambino alterato. Più il bambino prova dolore ed è destabilizzato, più l’adulto dovrà rafforzarsi nella sua consapevolezza e nella sua calma in modo da essere un elemento di solidità e di sicurezza per il bambino. Questo avviene, ad esempio, quando ti fai forte per rassicurare una persona in difficoltà.

Questa entità, che recepisce e che vuole, è l’identità della psiche e resta sempre uguale a se stessa: cambiano i pensieri, le opinioni, le volontà, gli apprendimenti, ma l’ossatura dell’Ego rimane sempre un organismo che recepisce, che valuta e che vuole.

Si dovrebbe a un certo punto sperimentare la sensazione di far conoscenza con una persona sino ad allora sconosciuta, il proprio Ego: una persona impertubabile che rimane uguale a se stessa, con i suoi pensieri, con le sue opinioni, con i suoi atti volitivi. Se la strada percorsa è corretta, questa sensazione dovrebbe darti una certa sicurezza e un certo piacere (anche quando non sai cosa fare o non puoi fare niente), pur restando invariati i problemi esistenti e le connotazioni del tuo mondo emotivo.

Una domanda importante è a questo punto: se è vero che noi non siamo le nostre emozioni, perché tale differenziazione non sorge spontanea ma necessita di uno sforzo per attuarsi?

La verosimile risposta è che le nostre emozioni sono condizionate da una realtà ambientale e da una società che si sono staccate dal mondo naturale e, pertanto, richiedono soluzioni diverse da quelle spontanee, automaticamente messe in atto dai nostri padri. Ecco che allora è necessario un lavoro dell’Ego che si differenzi dalle spinte emotive proprio per adattarle e guidarle.

Devi esser consapevole che differenziarti dalle tue emozioni costa sofferenza, perché ti impone di assumere una linea autonoma che va spesso a contraddire quanto il Carattere vorrebbe farti fare nell’immediato. Differenziarsi significa far funzionare la ragione e porsi in termini dialettici. Per fare un esempio, se hai una preoccupazione ossessiva il tuo primo moto mentale potrebbe essere quello di rimuginarci sopra nell’illusione di eliminarla. Differenziarti e dire “Io non sono la mia preoccupazione” significa invece dirti: “Calma, non serve a niente preoccuparsi! Io sono qui e non mi preoccupo, in quanto sono in grado di accettare qualsiasi cosa!”. Questo, naturalmente, è un po’ come fare un salto nel vuoto: il tuo Carattere, il tuo Bambino interno continua ad urlare, ti chiama, ti spinge a rimuginare su quella preoccupazione per essere rassicurato, ma tu scegli di non seguirlo su questa linea. Ci vuole determinazione e allentamento, costa fatica!

Ricorda che, al fine di verificare in itinere se la strada è corretta, non devi lasciarti guidare dalla presenza o assenza di una risposta di piacere: l’unico dato che ti deve pervenire al fine di comprendere di essere nel giusto, è quello della coscienza che dice: “Io sono il mio Ego!”. Sai di essere sulla giusta strada quando riesci:

1. ad esprimere un giudizio razionale sull’emozione che senti:  “Come la penso io veramente in relazione a ciò?”, “Chi sono io nei confronti di quest’emozione?”

2. ad accettarla con coraggio, anche fino alle estreme conseguenze, comunicando a te stesso fermezza e fiducia. In altre parole, quando riesci a non piangerti addosso per “essere vittima” di questa emozione.

A volte ti capiterà di importi questa consapevolezza con un certo senso di rivalsa, quasi di autoaffermazione del tuo imperturbabile mondo razionale. Fai, però, attenzione ad un fenomeno: se insisti in questa direzione, al cospetto di emozioni molto forti, puoi avere in un primo momento la dsensazione i perdere il controllo e il malessere può aumentare repentinamente. Ciò accade in quanto le tue emozioni potrebbero sentirsi rigettate e lasciate a se stesse, e ciò potenzia i segnali di angoscia. In questo caso prova a resistere con un atteggiamento di maggiore dolcezza nei tuoi confronti, chiedendoti maggiore coraggio e determinazione. Questo momento passerà presto e lascerà il posto ad una emozione più fiduciosa.

Un’altra evenienza spiacevole nel corso di questa acquisizione può essere data da un senso di vuoto, una sorta di inconsistenza della tua persona. Anche tale percezione è solo transeunte e dipende dal fatto che il tuo Ego è poco nutrito, in quanto molto poco esercitato.

È importante rimarcare come, con questo lavoro di differenziazione dalle emozioni, cominci a costruire la tua Personalità. Essa, infatti, altro non è che il modo originale ed irripetibile in cui il tuo Ego si relaziona con il Carattere, a seconda dei casi:

guidandolo

correggendolo

lasciandolo libero

proprio come un cavaliere fa con il suo cavallo.

Pubblicato on 20 marzo 2010 at 06:15  Commenti disabilitati su 03. «Io sono io!»