09. Il rapporto con il pensiero


Il rapporto con il pensiero

a cura di F.L., psicologo e psicoterapeuta

Ti ho nella scorsa lettera spiegato come tu debba prendere coscienza di non essere il tuo sentire, cioè l’Es, e questo chiarisce un aspetto fonda-mentale della tua vita psichica. Ma perché ti individui come Ego in modo completo, devi fare i conti anche con l’altra grande istanza di cui abbiamo parlato: tu non sei neanche il tuo Super Ego. In altre parole tu non sei i tuoi pensieri ma solo colui che li osserva e li valuta.

Quando hai formulato un pensiero infatti, quel pensiero non sei più tu perché l’hai, per così dire, consegnato alla memoria, cioè al Super Ego, e lo puoi rispecchiare. Tu ti definisci soltanto nel rapporto che momento per momento strutturi con il pensiero che hai emesso. Ecco il secondo grande automatismo da destrutturare.

Vorrei chiarirti questo non facile concetto direttamente con un esempio.

Supponiamo che tu formuli il pensiero: “Io credo che l’amore vero sia per sempre”.

È chiaro che questo pensiero nasce nella tua mente sotto la spinta di ben precisi fattori, che possono consistere nelle esperienze che hai fatto, nell’educazione che hai ricevuto, nella particolare impronta del tuo Carattere e chissà quanti altri. Fatto sta che in un certo momento della vita ti trovi a formulare, con coscienza più o meno piena: Io credo che l’amore vero sia per sempre. Se la base di questo pensiero è significativa, se esso cioè ti è indotto da elementi che all’epoca ti sembrano importanti e veritieri, allora diverrà una convinzione implicita, automatica, di quelle che magari puoi mettere in discussione con la ragionevolezza comune ma che dentro di te, in sostanza, non si toccano.

In altre parole, questo pensiero non sei più tu, ma un giudice automatico che tu stesso hai creato e che valuta implicitamente e seleziona e giudica, tutte le tue esperienze sentimentali, per lo più senza che tu ne abbia piena coscienza.

Ma se questo pensiero non sei più tu, allora tu chi saresti? Non è poi così difficile: tu sei colui che lo legittima o meno! È chiaro che finché non ci pensi più, l’automatismo rimane e ti possiede, cioè lo legittimi implicitamente. Ma prima o poi una qualche esperienza di vita potrebbe indurti ad una ulteriore riflessione cosciente su questo tema e pertanto tu diverresti non quello che legittima il pensiero ma colui che magari si chiede: Cosa significa “vero amore”? E cosa significa “per sempre”?

Da quel momento in poi potresti elaborare un nuovo pensiero: Non voglio più pensare a tutti i costi se è vero amore o se durerà per sempre; voglio essere sempre ragionevole ma più elastico nei miei rapporti!

Nel momento in cui hai emesso tale nuovo pensiero, esso va a sostituire il precedente nel Super Ego e tu non sei più lui, bensì colui che lo sorveglia e lo legittima. Se lo perdi di vista e lo lasci a sé, anch’esso diventerà un automatismo in cui rischi di identificarti passivamente se non fai attenzione. E così via dicendo se questo secondo pensiero verrà in seguito sostituito con un altro e un altro ancora.

Cosa voglio dirti, in definitiva? Mettiti sempre dalla parte dell’osservatore dei tuoi pensieri perché lì è il tuo Ego e non nei pensieri stessi, proprio come l’Ego non è negli stati d’animo! Porta tranquillamente avanti i tuoi automatismi là dove ti sembra che tutto vada bene e sia fluido. Ma sorveglia il pensiero in ciò che è importante, non lo lasciare ai suoi soliti automatismi laddove è necessaria vigilanza ed elasticità. Ricorda: Tu non sei i tuoi pensieri ma colui che li legittima o meno!

Bene, a titolo di chiarimento vediamo ora come il meccanismo di identificazione nel proprio pensiero può agire in un contesto patologico piuttosto comune: il disturbo ossessivo. Anche qui, procediamo sulla falsariga di un esempio.

Io posso morire di tumore!

Ma certo, lo so… E in effetti tu sai bene che in fondo questo può accadere, che la vita potrebbe anche farti uno scherzetto del genere, ma magari non ci hai mai veramente creduto. Implicitamente tendi a pensare: Succede a tanta gente intorno a me ma a me no… a me no e basta! E vai avanti rimuovendo il pensiero.

Ma ad un certo punto un momento di stress, una notizia sul giornale, un film o una qualsiasi stupidaggine che ti colga nell’ottimale punto di cottura di questo problema non risolto, può scatenare il pensiero con consapevolezza nuova e paura devastante: Può accadere davvero anche a me!… e se accadesse? Oh, Dio! E se io fossi una delle prossime vittime di questo mostro che ci estingue la vita?

La verità è che in casi come questo la vita comincia ad estinguertela subito un pensiero martellante che te la rende un inferno. L’idea della temuta possibilità di avere un tumore, dapprima lontana e sfumata, è divenuta ora un gigante e ti succhia buona parte dell’energia, togliendoti entusiasmo e fiducia in tutte quelle attività che prima magari ti trovavano felice.

Allora comincia il penoso iter di esami ed accertamenti, quasi sempre negativi. Per un po’ ti tranquillizzi ma poi la paura riprende, spingendoti a cercare sempre nuove rassicurazioni nei medici, presso gli amici, in tua moglie. Ogni più piccolo segnale del corpo si trasforma nella penosa certezza di avere una grave malattia: non parli di altro, non pensi ad altro, dormi male la notte, sei terribilmente angosciato e vedi la serenità precedente, quando stavi bene, come uno stato ormai irraggiungibile.

Sai, ho visto decine di persone regalare la loro serenità per lunghi tratti di esistenza, alcuni per tutta la vita, a conflitti di questo tipo: taluni per l’appunto ossessionati dall’idea di malattie, altri dal fallimento sul lavoro, altri dall’eventuale infedeltà del coniuge, altri dalla morte, altri dalla povertà, altri ancora dall’altrui opinione e così via dicendo.

Il problema è che di casi simili è difficile venirne a capo perché il tuo Ego, non essendo chiaramente differenziato dal tuo pensiero, bensì identificandosi con esso, sbaglia, per così dire, nemico. Allora, spesso sotto la spinta inconsapevole di chi ti sta intorno, cerca la rassicurazione combattendo a spada tratta i pensieri relativi alla malattia: fa esami, si lamenta a destra e sinistra, legge, va su Internet… insomma cerca di strapparsi di dosso quel maledetto pensiero:

Io posso morire di tumore!

e rassicurarsi, convincendosi alfine di non avere alcuna malattia.

C’è però un piccolo problema: in un uomo normale questa operazione è impossibile in quanto contraria ad un principio di realtà! In altre parole, i pensieri ossessivi che ostinatamente combatti sono i tuoi migliori amici, ma tu non lo sai!

Nel caso che ho esemplificato, l’ossessione, poverina, vuole semplicemente informarti di un dato reale, cioè che puoi ammalarti di tumore. Ma tu fai una resistenza tale da costringere il pensiero a diventare esageratamente drammatico ed ossessivo per imporsi a tutti i costi alla tua consapevolezza. Proprio come un amico che debba dirti qualcosa di importante e bussi e ribussi alla tua porta finché non gli apri. E cosa significa aprire ad un pensiero ossessivo? Semplicemente accettarlo, prenderne atto!

Ma ciò, e qui veniamo al punto, è reso difficile dal vero nemico, quello nascosto: un pensiero annidato nel Super Ego, con il quale il tuo Ego si identifica del tutto senza esserne chiaramente cosciente: Io non posso accettare di avere un tumore perché non sono in grado di vivere una cosa così!

Tale pensiero, la cui storia origina quasi sempre dal processo educativo e dalle esperienze infantili, richiede prepotentemente all’Ego la sicurezza assoluta che l’evento temuto non accada. L’Ego, identificandosi per lo più inconsapevolmente in questo pensiero, si affanna e si arrabatta per conquistarsi la richiesta sicurezza assoluta senza rendersi conto di mettere in atto un comportamento folle. Infatti non esiste nessuno a questo mondo che possa garantirti che non ti ammalerai di tumore, così come nessuno può garantirti che la tua donna non ti lascerà mai o che sarai sempre apprezzato dagli altri o che piacerai al tuo capo o che non finirai mai in prigione o che non sarai mai vittima di un terremoto.

Se tu avessi un Ego vigile e differenziato quindi, dovresti allearti proprio con quel pensiero ossessivo che invece tenti di combattere e prendere finalmente atto della tua consistenza mortale e soggetta ad accidenti: Ho capito… ho capito che posso beccarmi un tumore e voglio essere così forte da non farmi sconvolgere da tale possibilità! In questo modo avresti una percezione corretta della realtà, quella percezione che invece, tra te e te, hai beatamente distorto prima che il pensiero ossessivo venisse giustamente a romperti le uova nel paniere.

In definitiva quindi, per ritornare al concetto iniziale, esplora sempre i pensieri impliciti che ti guidano, non ti identificare in essi ma mantieni il tuo Ego in una posizione di osservatore, con il minor numero possibile di pregiudizi e preconcetti.

Quando diventi i tuoi pensieri, infatti, non puoi più valutarli ma solo attuarli automaticamente come se fossero te, facendoti spesso dei notevoli danni in fatto di serenità interiore.

Annunci
Pubblicato on 20 marzo 2010 at 06:23  Commenti disabilitati su 09. Il rapporto con il pensiero