02. Il SuperEgo


Il SuperEgo

a cura di F.L., psicologo e psicoterapeuta

Occupiamoci ora, sempre secondo l’accreditata ottica di Freud, della “terza persona”, per così dire, della psiche umana.

Nel corso della sua attività, fin dalle primissime battute dell’infanzia, il tuo Ego ha realizzato una serie di apprendimenti volti a conciliare le esigenze del tuo Carattere con i princìpi della realtà che venivi piano piano scoprendo. Giusti o sbagliati fossero, tali apprendimenti riconosciuti come validi li hai mandati in memoria e sono divenuti pensieri automatici, che tendono cioè ad essere messi in atto senza più pensare. L’insieme di questi pensieri, che guidano le tue opinioni e procedure automatiche, viene chiamato SuperEgo. Tale istanza psichica, come si vede, coincide per lo più, dal punto di vista neurofisiologico, con la capacità di memoria.

Per capire in maniera immediata come funziona questa logica, prova ad esempio a ricordare la prima volta che ti sei messo al volante di un’auto. In quell’occasione eri sicuramente attentissimo, pensavi ad ogni movimento che compivi e non avevi spazio per nessun’altra occupazione mentale. Man mano che sei diventato esperto, avrai di sicuro notato la tua guida divenire sempre più automatica, liberando spazi mentali sempre più ampi. Sarai sicuramente arrivati al punto di poter contemporaneamente guidare, parlare con un compagno di viaggio, guardare il panorama e magari pensare agli affari tuoi con un altro angolo di cervello.

Risulta dunque evidente che, in fase di apprendimento, era prevalentemente la viva intelligenza attuale (la Ragione) a lavorare. Una volta acquisita dimestichezza, invece, buona parte del lavoro di guida diventa automatico ed è fatto di movimenti memorizzati cui neanche si bada più. Si tratta di automatismi che la ragione organizza per non dover tornare a imparare sempre le stesse cose e poter, quindi, dedicare l’attenzione soprattutto agli eventi nuovi dell’esperienza.

Un tale modo di funzionare si ripete in merito a qualsiasi apprendimento, dal più banale al più sofisticato. Può essere applicato non solo a contesti pratici, come ad esempio guidare, camminare, parlare, pattinare…, ma anche ad acquisizioni di tipo psicologico, come ad esempio i riferimenti morali, gli atteggiamenti, le norme di condotta sociale.

Così come hai imparato a guidare l’auto con movimenti che in buona parte sono divenuti automatici, allo stesso modo applichi automaticamente molte idee apprese nell’infanzia, come ad esempio quella di non poter accettare il dolore, di non poter gestire le emozioni, oppure quella di essere un certo tipo di persona, di dover fare delle cose, di non poterne fare altre, e così via.

Gli automatismi sono quindi un’arma a doppio taglio: se da una parte costituiscono un potentissimo mezzo per memorizzare l’esperienza, dall’altra rappresentano anche la sede delle idee preconcette, dei pregiudizi. Si tratta di tutte quelle norme che, apprese nel passato, creano problemi nel presente quando sono in contrasto con la realtà e l’intelligenza attuale.

Un esempio banale? Considera questo indovinello:

C’è un negro tutto vestito di nero che attraversa una strada in un punto pericoloso, nei pressi di una curva. Improvvisamente spunta a tutta velocità un’auto a fari spenti che inchioda con una brusca frenata a mezzo metro dal negro. Il problema è: come ha fatto a vederlo se il negro è tutto vestito di nero, la macchina è a fari spenti, l’asfalto stradale è di colore scuro, tutte le insegne e i lampioni della via sono spenti e non c’è la luna?

Ebbene, quale potrebbe essere la risposta? Molti dicono che il nero è stato visto per via degli occhi, oppure dei denti, o altre cose ancora. Ma in realtà la soluzione dell’indovinello non è questa, ed è piuttosto difficile. Perché? Perché esposta in quel modo crea un condizionamento del pensiero molto arduo da cogliere. Tu immagini una scena buia, di notte, vero? E invece la scena si svolge di giorno! Infatti, il testo non esplicita se sia giorno o notte, ma nel momento in cui lo leggi te lo “racconti in notturna”! Ciò avviene perché di solito quando è giorno non si specifica mai che i fari sono spenti, che non c’è la luna, e così via: queste specificazioni si fanno solo quando un fatto avviene di notte.

Ti sembrerà strano, ma una nevrosi si regge su una logica molto simile a questa. Il concetto è che quando stai male non pensi secondo la tua vera intelligenza ma applichi dei modi di pensare appresi in passato, non adatti alla situazione che stai vivendo. Il malessere viene da errori automatici del pensiero proprio come poco fa, quando ti sei detto che la scena si svolgeva di notte.

Allo stesso modo potresti automaticamente raccontarti che in certe situazioni devi avere ansia perché non sai reggerle, oppure che di fronte a certe persone devi essere in soggezione, e via dicendo.

Questi pensieri automatici attivano a loro volta emozioni penose, che fanno star male il tuo bambino interno e che chiamiamo sintomi: ansia, depressione, fobie…

In altre parole, il malessere psicologico viene sempre dal seguire un SuperEgo sbagliato, appreso ed automatizzato in passato ma non in linea con la nostra intelligenza attuale.

Allora bisogna stare un po’ attenti. Proseguendo nella nostra metafora, anche se hai imparato a guidare bene devi sempre mantenere una certa vigilanza per correggere eventuali errori di impostazione o affrontare con efficacia situazioni nuove. Allo stesso modo se hai acquisito un parere, una norma o una convinzione dovresti sempre mantenere una certa elasticità nella loro applicazione e chiederti se si adattano alla situazione che stai vivendo e se rispondono al tuo attuale e reale pensiero.

Chi struttura degli automatismi rigidi è poi il tipo che dà per scontate molte idee preconcette e le applica acriticamente. Colui che, invece, sa inviare a se stesso pensieri elastici è il tipo che, pur possedendo propri riferimenti e convinzioni di fondo, riesce quando necessario a sottoporli al vaglio di una ragione attenta alle circostanze, disposta al dialogo e all’autocorrezione.

La mente deve diventare forte ed elastica come l’acciaio: princìpi decisi ma mai fanatici, sempre disposti al vaglio dell’autocritica. Ciò si ottiene tanto più facilmente quanto più sono regolari i tempi di sviluppo del SuperEgo.

Come evolvono questi tempi di sviluppo?

Immagina un bambino che comincia a muoversi nel suo ambiente, spinto dai desideri. Egli vuole la cioccolata ma la mamma gliela nega in quanto ne ha già mangiata troppa. Il bambino, nel momento in cui non è osservato, si arrampica su una sedia e la ruba dalla dispensa, godendosi poi il piacere di mangiarsela. Il sistema ha funzionato e il bambino incamera in memoria: “Quando qualcuno ti nega qualcosa puoi comunque averla!”.

Questa e altre informazioni simili, ricavate da esperienze analoghe di soddisfazione dei desideri tipiche dell’infanzia, andranno a costituire il primo SuperEgo, ovvero la prima morale che, come vedi, postula sempre e comunque la soddisfazione immediata dei desideri: è una morale anarchica ed egocentrica, che caratterizza il comportamento del bambino fino ad una certa età e varia in base al tipo di educazione impartita dai genitori.

Accadrà prima o poi che il nostro ipotetico fanciullo sarà scoperto dalla mamma, o da chi per lei, a rubare la cioccolata e si beccherà una sberla. Egli dovrà allora dolorosamente correggere la precedente informazione incamerata in memoria (cioè nel SuperEgo) e trasformarla più o meno in: “Guai a rubare, si viene puniti!”

Questa e altre informazioni simili vanno a costituire la seconda gittata del SuperEgo: si tratta di una struttura inibitoria composta da una serie di pensieri automatizzati, provenienti dall’educazione, da strutture socio-morali… Qui il bambino si sbilancia in senso opposto e struttura la paura di essere punito, che comincerà a guidare il suo comportamento.

Per la verità Freud intendeva con il termine SuperEgo soprattutto questa seconda strutturazione, mentre qui lo concepiamo secondo un’accezione più ampia concernente tutto quanto viene incamerato in memoria e guida atteggiamenti e comportamenti mediante automatismi.

Orbene, una corretta strutturazione del SuperEgo dipenderà dall’evoluzione della situazione sopradescritta. Vi sono casi in cui la struttura inibitoria non riesce neanche a formarsi efficacemente: si tratta di quei ragazzi che non escono dalla fase di anarchia, di pulsionalità e crescono con comportamenti gravemente disturbanti, volti alla soddisfazione immediata dei desideri e dovuti alla mancata interiorizzazione delle regole. Vi sono altri casi, invece, in cui la struttura inibitoria non solo si forma ma permane ad oltranza: si tratta di quei ragazzi che crescono inibiti, ansiosi, impauriti e hanno paura di esprimere la spontaneità dei loro istinti anche quando ciò sarebbe giusto e opportuno.

Nella migliore delle ipotesi, l’intelligenza riesce a mediare tra le pulsioni individuali e le necessità implicate dalla vita di relazione. In questi casi, viene costruito un SuperEgo flessibile in grado di affermare i propri desideri, ma anche di tener conto delle altrui esigenze e necessità, nonché delle regole del vivere sociale.

Naturalmente il punto di equilibrio e integrazione sarà relativo alla tipica strutturazione di ciascuna individualità.

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Pubblicato on 20 marzo 2010 at 06:13  Commenti disabilitati su 02. Il SuperEgo