11. La volontà


La volontà

a cura di F.L., psicologo e psicoterapeuta

Tratto da “La torre senza tempo“,  di F.L.

Dopo alcuni giorni fu la volta del successivo appuntamento. De France- schi non si perse in preamboli:

«Ora ci occuperemo dell’ultimo tema di questo breve ciclo: la volontà. Lei sa giocare a scacchi?».

«Sì».

Si recò nel retro dello studio e tornò portando un tavolinetto con sopra una scacchiera dai pezzi già sistemati. Lo mise tra le due poltrone, orientandolo in modo che i pezzi bianchi fossero dal suo lato e i neri di fronte a Valerio. Poi guardò alcuni secondi la scac-chiera e fece una mossa: avanzò il pedone di re di due passi.

«Risponda!».

Valerio rifletté un istante e avanzò anche lui il pedone di re di due passi.

«Bene, perché ha risposto in questo modo?».

«Perché voglio impostare una partita di re».

«Ok. Lei ha detto “voglio”. Si concentri su questo verbo».

«… In che senso?».

«Lei ha espresso un atto di volontà, se ne renda il più possibile consapevole: è lo scopo di questa seduta. La volontà è un movimento mentale, esattamente come un atto fisico è un movimento del corpo. Impari a metterci consapevolezza e convinzione. Allora, quando muoverà il prossimo pezzo, ripeta a se stesso: “Io voglio fare questo. Io lo voglio!”. Lo ribadisca nella sua mente e cerchi di sentire, di percepire la forza del suo movimento volitivo. È un po’ come quando si esegue un esercizio e ci si rende consapevoli del proprio movimento muscolare… – si alzò e stese lentamente le braccia di fronte a sé – La volontà è come un movimento!».

Sedette e spostò in avanti e a sinistra il cavallo di re. Valerio cercò di attenersi a quanto gli era stato suggerito: ha attaccato il mio pedone… e ora voglio difenderlo!

Mosse il cavallo di donna avanti e a sinistra, cercando di far mente locale e concentrare in quel movimento la sua volontà.

«Un movimento… – ripeteva lentamente De Franceschi – … un movimento… Si concentri e senta la sua volontà lavorare!».

Uscì di quattro passi con l’alfiere di re.

E ora voglio attaccare io il suo pedone!, si disse questa volta Valerio, e mosse il cavallo di re avanti e a destra.

De Franceschi avanzò di un passo il pedone di donna e sospese il gioco.

«Mi ha capito?».

«Credo di sì».

«Bene. Dovrà imparare a far questo nella sua quotidianità, anche nelle piccole cose. Oltre a rimarcare a se stesso giudizi e opinioni, come abbiamo stabilito la volta scorsa, rimarchi a se stesso gli atti volitivi».

«Un altro esercizio, insomma!».

«Sì. Lei è steso sul letto e si sta alzando per bere un bicchiere d’acqua? Rimarchi a se stesso: “Ora io voglio alzarmi!”. Sta per salire sul peschereccio? Si dica: “Voglio andare lì!”. Deve fare un tratto in bicicletta? Ribadisca a se stesso: “Lo voglio!”. Insomma, si eserciti a riferire a se stesso, alla sua volontà, tutto quello che fa. Non si senta mai preda o vittima delle situazioni. Le affronti volendole fermamente!».

«Ma spesso devo fare cose che non mi va di fare! Non è un inganno a me stesso dire: “Lo voglio?”».

«No, non è un inganno. Se lei fa qualcosa è comunque perché la vuole fare, a meno che non ci siano costrizioni fisiche o incapacità psichiche a volere. Lei pensi che un mio collega, raccontandomi un episodio relativo alla sua vita militare, mi disse: “… E allora quell’ufficiale tedesco mi puntò una pistola alla tempia e mi intimò di comandare la resa… e io volli comandare la resa!”. Io, ascoltato tale racconto, obiettai: “Come sarebbe… “Volli”? Tu non lo volevi. Ti ha costretto con la pistola!”. E lui ribatté: “No, io l’ho voluto… l’ho voluto per non morire. Altrimenti, se non lo avessi voluto, mi sarei fatto sparare ma non mi sarei arreso!”. Compreso il concetto? Questo significa avere le idee chiare circa la propria volontà!».

«È un punto di vista piuttosto duro…».

«Ma sano! Lo applichi nella sua vita quotidiana. Non si lasci mai prendere dalla routine. Ribadisca sempre a se stesso la ferma volontà di fare quello che sta facendo!».

«Ok, ci proverò».

«E continui anche con gli esercizi precedenti: si ricordi di mantenersi rilassato mentalmente e fisicamente anche di fronte alla fatica e al dolore, e si ricordi di esprimere chiari giudizi coscienti quando è necessario. Nel corso dei successivi incontri cercheremo di cementare queste abilità e, in più, cercheremo di scandagliare il suo passato».

«Bén… – Valerio si accomiatò – che Dio ce la mandi buona!».

Devi sapere che una disastrosa malattia sociale di questa epoca e di questa società è il cosiddetto disallineamento della volontà. Un sacco di gente fa delle cose e contemporaneamente dice a se stessa: Devo farlo ma non vorrei! Tutto questo non mi va bene! Però devo continuare così!

Bene questo significa sottoporre la tua povera mente ad uno stress incredibile: è come accelerare e frenare su una macchina allo stesso tempo. Ti immagini cosa viene fuori?

Sappi che la tua volontà agisce tenendo conto di 3 fattori:

1) Se questa cosa mi piace o no.

2) Se questa cosa mi conviene o no.

3)Se questa cosa è giusta o no.

La tua volontà fa in merito ad ogni cosa un calcolo del peso di queste tre dimensioni e poi decide. Quando decide però, ti devi allineare con lei. Se in pratica fai qualcosa che magari non ti piace e magari non la ritieni neanche giusta, e la fai solo perché ti conviene, ok ma devi dire a te stesso:

Io lo decido! Io lo faccio rinunciando consapevolmente al mio piacere ed al mio criterio di giustizia perché mi conviene! Tutto questo lo devi chiaramente ripetere a te stesso ed allinearti alla tua volontà, interpretandola come la tua decisione.

Se fai così, rimane il fastidio di accettare cose che non ti vanno bene ma tu sei l’artefice di quello che fai, non lo fai da vittima, sei in equilibrio.

Cura questo aspetto a partire proprio dalle piccole cose di ogni giorno. Appropriati, per così dire, di tutto quello che fai, fallo sempre in prima persona e non ti sentire mai una vittima delle circostanze.

L’allineamento della volontà. E il paragone con il motore.

Questa è la seconda delle grandi capacità attive dell’Ego.

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Pubblicato on 1 agosto 2010 at 15:25  Commenti disabilitati su 11. La volontà