01. L’Io e l’Es


L’Io e l’Es

a cura di F.L., psicologo e psicoterapeuta

Che la psiche non sia una sola persona è evidente: puoi decidere dei tuoi pensieri ma non del tuo sentire. Puoi ad esempio decidere di fare un giro in barca, se non intervengono fattori esterni di impedimento sai che lo farai. Ma non puoi decidere di divertirti durante quel giro, puoi solo presumerlo sulla base di una certa conoscenza dei tuoi gusti. Allora è chiaro che nella psiche sono presenti per lo meno due entità: l’una che decide e l’altra che risponde con un certo gradimento emozionale. Due entità che non funzionano come comparti stagni, ma che interagiscono, si influenzano a vicenda.  Freud, che è ancora attuale, chiamò Ego (che indicativamente corrisponde alla Ragione) la prima entità ed Es (più comunemente detto Carattere o sentire) la seconda. Sempre secondo Freud, è presente anche una terza funzione psichica che egli chiamò Super Ego, ma di ciò parlerò nel prossimo capitolo.

L’Ego

L’Ego rappresenta il soggetto della psiche, è per lo più identificabile nella capacità di intendere e di volere, e si manifesta con la produzione del pensiero. In altre parole, tutte le volte che facendo lavorare la mente puoi affermare “Io penso…”, “Io giudico…”, “Io reputo…”, “Io ritengo…”, “Io valuto…”, “Io credo…”, “Io voglio…”, sta lavorando quella componente psichica chiamata Ego.

L’Ego obbedisce ai criteri di vero-falso e si esprime con l’analisi oggettiva della realtà, beninteso dopo aver stabilito dei parametri di riferimento esperienziali, dei valori all’interno dei quali definire il proprio pensiero. Se, ad esempio, affermi “Io ritengo che questo film sia molto valido!”, questa opinione deve basarsi su precisi criteri a sostegno dalla validità, come l’impegno tematico, gli effetti speciali… Se, invece, esprimi una cosa del genere in assenza di tali criteri, è evidente come non ti stia basando sul tuo Ego ma, come vedrai tra poco, che stai parlando in base al Carattere, cioè semplicemente in base alla risposta di piacere o meno che quel film ha prodotto in te.

L’intelligenza e la volitività dell’Ego possiedono una certa base genetica, innata (si può nascere più o meno intelligenti e/o volitivi), ma sono entrambe fortemente suscettibili di sviluppo, o al contrario di degrado, nel corso dell’esperienza. Sono in altre parole esercitabili più o meno come, per altri versi, i muscoli del corpo.

L’Ego risiede da un punto di vista anatomo-fisiologico nella corteccia cerebrale e rappresenta lo sviluppo più nuovo, più filogeneticamente recente, delle nostre capacità mentali. E’ una tipicità esclusiva dell’uomo e se ne ravvisano solo alcune rudimentali tracce in certi mammiferi superiori.

Il Carattere

Il Carattere consiste nella capacità di sentire e si manifesta con la produzione di una serie di fenomeni, tra cui i più comuni sono: emozioni, passioni, sentimenti, istinti, stati d’animo, toni dell’umore.

L’Es rappresenta, per così dire, un’altra persona rispetto al tuo Ego, in quanto è come se te lo trovassi dentro indipendentemente dalla tua volontà sin dalla nascita. E’ vero che entro certi limiti hai la possibilità di evocarne questa o quella risposta (ad esempio quando cerchi di dominare la rabbia o ti sforzi di essere gentile), ma non possiedi mai la certezza di riuscirvi. In altre parole, il Carattere si muove con una certa indipendenza dall’Ego, che può entrarci in relazione ma mai determinarlo del tutto.

Il Carattere obbedisce al principio del piacere e del dolore, in quanto cerca esperienze piacevoli e sfugge da quelle dolorose. Da notare che piacere e dolore possiedono infinite sfumature qualitative che ciascuno gradisce o meno, a seconda della propria impronta, per l’appunto caratteriale.

Infatti, il modo di provare piacere e dolore di fronte all’esperienza definisce il tipo di Carattere. Così, se provi piacere nella lotta e nel combattimento, hai un Carattere aggressivo (o sei un tipo aggressivo), sei diverso da chi ama la pace e la concordia, da chi cioè ha un Carattere remissivo. Se sei appassionato dalla novità, hai un Carattere avanguardista e sei diverso da chi ha un Carattere conservatore, cioè da chi trova piacere nella tradizione. E via dicendo…

Il Carattere può essere monotematico (ci sono persone che amano solo lo sport o solo i viaggi o solo il proprio lavoro…) o poliedrico (persone dai molti interessi). Può essere, sotto certi profili, monopolare (persone solo aggressive o solo remissive, solo introverse o solo estroverse…) o bipolare (persone in cui si mescola aggressività e remissività, introversione ed estroversione…).

Il Carattere è pertanto l’origine delle spinte interne, dell’energia, del desiderio. E’ la parte psichica che si accende di fronte alle cose, che dà entusiasmo. E’ il responsabile delle passioni e, quando è frustrato, del dolore, dell’angoscia, della disperazione.

I centri anatomici cerebrali responsabili della fenomenologia del Carattere non sono localizzati sulla corteccia, come nel caso dell’Ego, ma in aree più profonde della massa cerebrale filogeneticamente molto più antiche e primitive della corteccia stessa (ippocampo, amigdala…).

Ego e Carattere in relazione tra loro

Quando il Carattere produce stati d’animo che l’Ego giudica disturbanti, non opportuni (ad esempio di tristezza estrema, cioè di depressione, o di timore estremo, cioè di ansia), allora si parla di sintomi. Quando i moti del Carattere, per quanto esasperati, sono riconosciuti dall’Ego come giusti, motivati, allora si parla semplicemente di stati d’animo, che possono eventualmente essere sintomo agli occhi degli altri ma non a se stessi.

A differenza dell’Ego, che alla nascita è solo semi-strutturato, sembra che il Carattere sia del tutto innato e lo si riscontra fin dall’origine dell’esistenza in tutte le sue spinte di fondo, che potranno poi variamente essere evocate e/o guidate dall’Ego.

Mentre l’Ego si esprime per concetti o pensieri, motivati all’interno di un sistema di riferimento, il Carattere parla per rappresentazioni sensoriali, soprattutto immagini, che a loro volta esprimono stati d’animo. Ad esempio, l’espressione “I felini vedono bene di notte” è tipica dell’Ego, ove viene espresso un preciso dato di fatto utilizzando come sistema di riferimento la fisiologia dei mammiferi così come è studiata dalla scienza degli esseri viventi. Al contrario, l’espressione “La presenza di un felino in casa mi turba” è tipica del Carattere, che descrive un proprio stato d’animo sostenuto da un’immagine spiacevole che quel felino riveste ai propri occhi.

E’ il caso di precisare, prima di proseguire in questa premessa, che naturalmente la psiche rimane una, pur evidenziandosi due componenti: l’una che pensa, comprende, giudica, vuole (Ego) e l’altra che sente emozioni, passioni, stati d’animo… (Carattere).

I rapporti tra l’Ego e il Carattere rappresentano il cuore della vita psichica e sono un po’ come quelli che si attuano tra un cavaliere ed il proprio cavallo, ove il cavaliere è l’Ego, il principio guida, mentre il cavallo è il Carattere, con la sua energia, i suoi umori. E’ molto importante sapere che l’Ego “non è” il proprio Carattere, proprio come il cavaliere sa che il cavallo è suo ma non è egli stesso. Un altro esempio che rende molto bene i rapporti tra Ego e Carattere è la relazione tra un genitore e il proprio figlio. Il Carattere è, infatti, assimilabile a un bambino, mentre l’Ego a un adulto: il primo manifesta fantasie, desideri, creatività, mentre il secondo si ispira al principio di realtà. Occorre precisare che parlare di bambino e adulto non sottende alcuna scala di valori. In altre parole, l’adulto non è certo in quanto tale più valido e importante del bambino, anzi, da un certo punto di vista il cosiddetto bambino (l’Es di Freud), ovvero il Carattere, è la parte più importante della psiche, in quanto da essa proviene il piacere di vivere, meta ultima senza la quale l’Ego non ha ragione di esistere.

Come un cavaliere deve conoscere le caratteristiche del proprio cavallo onde trarne il meglio, come è fondamentale che un padre impari a conoscere il proprio figlio onde interagire con lui proficuamente, così è necessità esistenziale fondamentale per l’Ego conoscere il proprio Carattere.

Le vie attraverso cui è possibile attuare tale conoscenza sono essenzialmente 3:

1. L’analisi dei gusti, delle tendenze. Osservando cosa ti fa piacere e cosa ti crea repulsione, le passioni che provi, le abitudini che strutturi, le persone con cui ti trovi meglio e quelle con cui non ti capisci, i passatempi che prediligi,… è possibile intuire le spinte di fondo del Carattere, la configurazione del tuo sentire. In altre parole, come scriverò dettagliatamente più avanti, il Carattere può conoscersi per rispecchio, per riconoscimento.

2. L’analisi dei sogni. Diciamo anzitutto che, allo stato attuale delle conoscenze, il sogno può essere espressione di tre cose: a) puoi sognare cose che temi, di cui hai paura (come ad esempio nei classici sogni di persecuzione, in cui ti senti inseguito o minacciato); b) puoi sognare cose che desideri (come quando vivi oniricamente certe esperienze che vorresti fare, o cose che vorresti avere); c) puoi, infine, sognare delle semplici diagnosi di avvenimenti, indipendentemente dal fatto se ne hai paura o le desideri (come quando sogni fatti, eventi, che non avevi messo a fuoco nella veglia e tornano in sogno ad informarti di un tuo punto di vista su una situazione o un’altra, o di un tuo stato emotivo in relazione a qualcosa). In ogni caso il sogno è espressione diretta del Carattere, del tuo modo di sentire le cose, e può mostrare le esperienze da esso vissute e le spinte che lo animano. L’analisi dei sogni può chiarire sia aspetti di fondo del Carattere che suoi stati momentanei, ma non sempre è di facile attuazione in quanto richiede la comprensione della simbologia individuale. In altre parole, a seconda della mentalità di ciascuno o della situazione che sta vivendo, un sogno può significare una cosa o un’altra.

3. La considerazione delle fantasie spontanee. Le fantasie che produci quando sei a mente libera, le situazioni che immagini di vivere, le persone che ameresti essere… rappresentano una preziosissima indicazione ai fini della costituzione del tuo Carattere e delle spinte che lo animano. Chi non abbia l’abitudine di fantasticare può a questo fine richiamare alla mente le fantasie o i giochi ricorrenti della propria infanzia. Quei giochi e quelle precoci passioni sono la più pura espressione dell’orientamento del Carattere di una persona.

Il grado di conoscenza di sé migliora naturalmente il rapporto tra l’Ego e il Carattere, che deve trovare un suo punto di equilibrio, variabile da persona a persona.

Se il rapporto si sbilancia a favore dell’Ego, il risultato sarà una Personalità rigida, ipercontrollata, di quelle che non concedono nulla a desideri ed emozioni. Se lo sbilanciamento avviene invece a favore del Carattere, ne deriverà un soggetto con una Personalità pulsionale, imprevedibile, di quelli che agiscono in base a ciò che sentono in maniera incontrollata.

È anche chiaro che, nella stessa persona, l’un modello cede spesso il posto all’altro, come nel caso di soggetti che si comprimono per molto tempo e poi esplodono improvvisamente o, al contrario, individui abituati a lasciarsi sempre andare alle proprie emozioni che improvvisamente si impauriscono per timore delle conseguenze e si irrigidiscono su posizioni di ipercontrollo.

Un equilibrato rapporto tra Ego e Carattere, che contempli una ragione flessibile e un lasciarsi andare opportuno, è una conquista dura, un cammino di maturazione che spesso impegna a fondo l’individuo. Tale cammino dovrebbe in linea di massima iniziare dalla presa di coscienza della costituzione della propria psiche, dalla consapevolezza di avere, per così dire, nel proprio cuore questo bambino che manda continuamente emozioni, stati d’animo, impulsi.

Accetta l’autonomia del Bambino interno!

Non prendertela di fronte alle emozioni spiacevoli!

SONDAGGIO:

Pubblicato on 22 febbraio 2010 at 06:25  Commenti disabilitati su 01. L’Io e l’Es