L’origine delle incomprensioni


Immagina di telefonare ad un’amica e di interpretare il contenuto della conversazione in questo modo: “Lucia ha bisogno di me!”. Ora immagina di interpretare il contenuto della stessa conversazione in quest’altro modo: “Credo che Lucia mi stia usando!”. Come puoi facilmente notare dall’esempio, può capitarti di interpretare una stessa comunicazione in maniera diametralmente opposta.Risulta evidente, così, che comunicando con una persona puoi dare interpretazioni diverse e che, a seconda dell’una o dell’altra, scaturirà in te una reazione emotiva diversa: di comprensione e affetto nel primo caso, di rabbia e repulsione nel secondo.

Immagina, ora, una scena di vita familiare tra marito e moglie. Sono entrambi in cucina e uno dei due chiede all’altro: “Per cena vuoi pesce o minestra?”. L’altro risponde: “Fa lo stesso.”. Potresti pensare che chi dei due domanda sia la moglie e chi risponde sia il marito, ma chi ti dice che in realtà è così?

Prova a rileggere la breve conversazione da un punto di vista “più imparziale”. Sembra quasi sciocco, ma se adottassimo questo diverso punto di vista nelle varie situazioni della vita di tutti i giorni forse fra noi nascerebbero molte meno incomprensioni!

I due coniugi si rivolgono in seguito a un consulente matrimoniale per alcune difficoltà di coppia. In riferimento a quell’episodio la donna lo ricorda così: “Ho chiesto a mio marito se volesse pesce o minestra per cena e mi ha risposto che non gli importava (nulla)!”. L’uomo ricorda, invece, lo stesso episodio così: “Mia moglie mi ha chiesto che cosa volessi per cena ed io ho risposto che avrei gradito qualunque cosa. Ho cercato di collaborare, ma mi è sembrata quasi dispiaciuta…”. Anche in questo caso come in quello della telefonata puoi notare con quanta facilità possa nascere un’incomprensione nel parlarsi, seppure in modo semplice e apparentemente intuitivo. E, nella peggiore delle ipotesi, può scaturirne un vero e proprio litigio!

La difficoltà nel separare gli eventi dalla loro interpretazione può essere causa di grossi problemi in ogni tipo di relazione: in famiglia, tra amici, in una storia sentimentale, in ambito lavorativo…

Andiamo, ora, ad analizzare più a fondo il meccanismo delle inferenze della mente, cioè di quelle deduzioni che la nostra mente ricava, in maniera implicita ed automatica, a partire da una o più premesse. La nostra mente, infatti, è in grado di creare ininterrottamente dei commenti, cioè delle deduzioni (a volte o anche spesso prive di un reale significato) su tutti gli eventi o scenari che si presentano alla nostra coscienza. E, in molti casi, questi commenti che fluttuano nella nostra mente possono creare e mantenere in vita delle reazioni emozionali spiacevoli senza che ve ne sia un reale motivo. In conclusione, ad un’inferenza segue spontaneamente un’emozione. Non preoccuparti se non avrai compreso perfettamente quanto detto finora, ti sarà tutto più chiaro leggendo quanto segue.

John stava andando a scuola.

Era preoccupato per la lezione di matematica.

Non era sicuro di poter tenere ancora la classe sotto controllo.

Ma questo non faceva parte dei suoi compiti di bidello.

Che cosa noti leggendo queste frasi una di seguito all’altra? Non ti capita passando da una alla successiva di dover aggiornare mentalmente la scena? Sarà sicuramente capitato a tutti noi di cercare di dare un senso all’input percettivo suscitato da una o più espressioni o frasi.

Ora percorriamo la situazione insieme per cogliere meglio il condizionamento di pensiero che si viene a creare strada facendo.

Nella prima e nella seconda frase la nostra mente è portata ad immaginare la scena di un bambino di nome John che sta andando a scuola preoccupato (probabilmente) per un’interrogazione di matematica, cui era impreparato. Ma nella terza frase ci troviamo, con grande stupore, a dover operare un primo aggiornamento o cambiamento di prospettiva, rispetto a chi sia realmente il soggetto in questione: John, infatti, non è più un alunno bensì un insegnante preoccupato di dover mantenere la disciplina durante una lezione di matematica! In ultimo, nella quarta frase, John diventa un bidello! Ma domandiamoci con curiosità: lo diventa o lo è sempre stato?

John è in realtà un bidello che:

• si sta recando a scuola (scena 1)

• ha un pensiero che lo preoccupa: dover tenere la disciplina di una classe durante un’ora di matematica, in cui il professore di ruolo è assente e non c’è chi lo sostituisce (scena 2)

• ha già svolto questo compito ed è molto insicuro di riuscirvi ancora (si noti come il termine “ancora” sottolinei la grande preoccupazione di John nella terza frase), perché ha incontrato molte difficoltà nelle circostanze precedenti (scena 3)

• cerca quasi una rassicurazione alla sua preoccupazione, rimuginando tra sé e sé che tale compito non spetterebbe ad un bidello e che forse non sarebbe sua la responsabilità se dovesse accadere qualcosa (scena 4)

Ma chi immaginerebbe mai in principio una scena che si svolga in questo modo? Proviamo perciò ad uscire dai nostri modelli mentali standard, automatici e precostituiti, da tutti i nostri pregiudizi, e a cercare di vedere oltre la realtà, che spesso confondiamo con la fantasia.

Qualcuno ci insulta? Non guardiamo al contenuto delle espressioni, non focalizziamo l’attenzione sull’offesa che potremmo aver ricevuto, anche se ha scaturito in noi rabbia, bensì cerchiamo di capire perché siamo stati offesi. Capita così che un tentativo di spronamento (quindi un’intenzione bonaria) può, in base al meccanismo delle inferenze, essere scambiato per un’offesa dalla nostra mente che, se non ben addestrata, tende a perseverare nell’errore d’intepretazione. Quindi, la mente dirotta in maniera automatica l’attenzione su un binario sbagliato!

by gi@mmond

Pubblicato on 19 agosto 2012 at 15:03  Commenti disabilitati su L’origine delle incomprensioni