La fobia sociale (ma attenti alle etichette!)


Cos’è l’ansia sociale?”

Possiamo parlare di ansia sociale ogni volta che ci sentiamo a disagio in presenza di altre persone (anche immaginando che qualcuno possa notare certi segnali di ansia come tremore, rossore o mani sudate) oppure ci preoccupiamo eccessivamente del giudizio altrui. L’intensità di questo disturbo può variare moltissimo.

Quali sono i contesti potenzialmente ansiogeni in cui il soggetto che soffre di ansia sociale può venire coinvolto?”

La maggior parte delle situazioni che provocano ansia sociale può essere distinta in due categorie principali: prestazionali (riguardano situazioni in cui sei esposto alla valutazione altrui) e interattive (si riferiscono alla necessità di relazionarsi con altre persone).

Alcuni contesti prestazionali potenzialmente ansiogeni sono:

  1. Parlare in pubblico (ad esempio presentazioni formali)
  2. Partecipare a riunioni lavorative, rispondere a una domanda durante una lezione,…
  3. Cantare, recitare, ballare o leggere ad alta voce
  4. Utilizzare un bagno pubblico mentre ci sono altre persone
  5. Fare sport
  6. Scrivere in presenza di un’altra persona
  7. Mangiare o bere in presenza di altri
  8. Uscire “vestiti male”
  9. Avere rapporti sessuali

Alcuni contesti interattivi potenzialmente ansiogeni sono:

  1. Andare a una festa (soprattutto se non si conosce nessuno)
  2. Essere presentati a degli estranei
  3. Avere a che fare con le autorità (ad esempio con il datore di lavoro o con degli insegnanti)
  4. Discutere con qualcuno
  5. Iniziare e portare avanti una conversazione
  6. Andare a un appuntamento
  7. Sostenere un colloquio di lavoro
  8. Parlare di questioni private con un’altra persona
  9. Parlare al telefono
  10. Affrontare un problema con un’altra persona

Come si comporta chi soffre di questo disturbo?”

Spesso chi soffre di ansia sociale considera questo disturbo un segno di debolezza e fa di tutto per nasconderlo agli altri. Chi ha questo tipo di problema tende a evitare il più possibile il contatto con gli altri e talvolta manca completamente di adeguate capacità relazionali: queste persone, infatti, potrebbero non aver sviluppato determinate capacità comunicative come il guardare negli occhi il proprio interlocutore o il fare domande nel momento giusto. Ma, come per lo sport o il ballo, è solo questione di allenamento.

Cosa comporta questo stato d’animo sul piano fisico?”

Sul piano fisico l’ansia sociale comporta i sintomi più comuni dell’ansia, cioè:

  1. Accelerazione del battito cardiaco
  2. Respirazione irregolare
  3. Capogiri
  4. Tremori
  5. Aumento della sudorazione
  6. Rossori
  7. Voce tremante

E sul piano cognitivo?”

Sul piano cognitivo puoi avere ad esempio una risposta ansiosa generata dalla convinzione “Questa persona penserà che sono un idiota!”. Inoltre, spesso è presente la tendenza a prestare attenzione a ciò che sembra confermare i propri timori: ad esempio, se durante una presentazione di lavoro ti senti molto nervoso, è probabile che noterai maggiormente chi sembra meno interessato a quanto stai dicendo, così sarai propenso a pensare “Mi trova noioso!” piuttosto che pensare ragionevolmente “Potrebbe essere distratto…”.

E sul piano comportamentale?”

Sul piano comportamentale l’ansia sociale porta, di solito, a:

  1. Evitare le situazioni che creano maggior disagio: questo atteggiamento può essere assoluto (quando ad esempio eviti di andare a una festa) o relativo (vai alla festa ma parli solo con persone che conosci)
  2. Guardarsi spesso allo specchio
  3. Preoccuparsi costantemente di cosa pensano gli altri

Ho sentito anche parlare di fobia sociale, di cosa si tratta?”

Con l’espressione fobia sociale viene indicata una forma di ansia sociale talmente intensa da condizionare pesantemente qualsiasi aspetto della vita di una persona. Dal punto di vista clinico, le caratteristiche di questo disturbo sono le seguenti:

  1. L’individuo teme in modo esagerato la possibilità di comportarsi in modo inadeguato in uno o più contesti sociali, sia di tipo prestazionale che interattivo
  2. L’individuo è preda del panico ogni volta che si trova ad affrontare determinate situazioni
  3. L’individuo riconosce che i suoi timori sono esagerati
  4. L’individuo evita determinate situazioni o le affronta con molta difficoltà
  5. L’ansia sociale interferisce pesantemente sulla funzionalità individuale
  6. Al di sotto dei 18 anni, il problema ha avuto una durata superiore ai 6 mesi
  7. L’ansia sociale non è dovuta a problemi di diversa natura, come depressione, deliberata volontà di non socializzare,…

E’ evidente che le caratteristiche della fobia sociale sono molto simili a quelle dell’ansia sociale.

Stando a quanto emerso da alcuni studi, sembra che circa il 13% della popolazione generale abbia sofferto di fobia sociale almeno in un periodo della sua vita. Inoltre, essa è spesso associata a problemi di altra natura come depressione, abuso di alcool e disturbi alimentari.

Quali sono le cause della fobia sociale?”

La fobia sociale sembra avere una forte componente ereditaria. E’ stata, infatti, dimostrata la forte ereditarietà di due tratti della Personalità strettamente legati all’ansia sociale: il nevroticismo (tendenza a preoccuparsi e a essere particolarmente sensibili a qualsiasi forma di stress) e l’introversione (propensione a parlare poco e a stare per proprio conto). La sua diffusione è legata, inoltre, alla possibilità di apprendere certi comportamenti osservando familiari particolarmente ansiosi.

E’ facile, poi, pensare che:

  • Hai paura di parlare in pubblico perché quando frequentavi la scuola durante un’interrogazione eri stato preso in giro
  • Soffri di ansia sociale perché sei cresciuto in una famiglia di persone molto timide
  • Soffri di ansia sociale perché ti è stato insegnato a temere determinate circostanze, a “Non fidarti di nessuno!”

Molto spesso chi soffre di fobia sociale è cresciuto in:

  1. Una famiglia di soggetti ansiosi
  2. Una famiglia nella quale la mortificazione è stata utilizzata come strumento educativo
  3. Una famiglia che ha dato molta importanza all’opinione altrui
  4. Una famiglia che ha impedito ai suoi figli di socializzare con i loro coetanei

Perché, pur avendo ora preso coscienza delle cause primarie della fobia sociale, continuo ad avere così tante difficoltà nei rapporti interpersonali?”

Perché conservi delle convinzioni distorte di questo genere:

  • Dovrei riuscire a nascondere la mia ansia di fronte agli altri
  • Dovrei essere sempre brillante
  • Devo essere divertente quando parlo con altre persone
  • E’ vergognoso arrossire, o sudare o tremare di fronte a un’altra persona
  • Quando sono in ansia se ne accorgono tutti
  • Se mi lascio prendere dall’ansia non riesco più a parlare
  • Gli altri non mi trovano attraente
  • Se parlo con il principale penserà che sono un’incompetente

C’è una relazione tra ansia sociale e perfezionismo?

Sì, e ti dirò di più. Tra tutti i tipi di ansia e di fobie, l’ansia sociale è sicuramente la più affine al perfezionismo: i soggetti socialmente ansiosi si preoccupano moltissimo di non commettere errori, specialmente di fronte ad altre persone. E’ necessario che questi soggetti imparino ad accettare la possibilità di apparire impreparati, noiosi e poco attraenti, oltre che a non evitare le altre persone, altrimenti non si renderanno mai conto di quanto siano infondati i propri timori.

Ci sono dei trattamenti per questo tipo di disturbo?”

Le ricerche effettuate suggeriscono che, a breve termine, sia la psicoterapia cognitivo-comportamentale sia l’intervento farmacologico abbiano la stessa efficacia. Tuttavia sembra che la prima abbia effetti più duraturi.

In cosa consiste il trattamento farmacologico?”

Vi sono dei farmaci che hanno dimostrato la loro efficacia nel trattamento della fobia sociale:

  • L’antidepressivo Fenelzina della categoria IMAO
  • L’antidepressivo Mocoblemide della categoria RIMA
  • Gli antidepressivi Fluvoxamina e Sestralina della categoria SSRI
  • Le benzodiazepine (o ansiolitici) Clonazepam e Alprazolam

E se io volessi evitare di fare ricorso ai farmaci?”

Puoi fare ricorso alla psicoterapia cognitivo-comportamentale, che si basa su 3 strategie principali:

  1. L’identificazione e la modificazione di pensieri o convinzioni disfunzionali
  2. Il ricorso a tecniche comportamentali, come l’esposizione, per diminuire gradualmente il disagio creato da certe situazioni
  3. L’apprendimento di adeguate abilità sociali per imparare a comunicare in modo assertivo e ad interagire con gli altri

Quale strategia posso adottare per modificare i pensieri e i comportamenti perfezionistici legati all’ansia sociale”?

E’ importante che impari a considerare i pensieri disfunzionali come semplici congetture e non come verità assolute. Alcune tecniche cognitive atte a modificare i pensieri perfezionistici legati all’ansia sociale sono:

  1. La valutazione dei dati di fatto
  2. Il cambio di prospettiva
  3. La verifica delle ipotesi
  4. La modifica del modo di paragonarsi agli altri
  5. L’uso di frasi rassicuranti

Può farmi degli esempi su come posso convertire pensieri disfunzionali in pensieri razionali/funzionali?”

Certamente.

Esempio 1 
Situazione: “Mi sento nervoso perché devo andare ad una festa.”
Pensiero disfunzionale: “Non ho nessuna voglia di andare alla festa stasera. So già che non conoscerò nessuno e che tutti mi troveranno noioso.”
Pensiero razionale: “Dato che non conosco gli altri invitati, non posso sapere che impressione farò su di loro. Mi è capitato spesso di andare ad una festa e di divertirmi più di quanto mi aspettassi. Forse non sarà poi così male. E se anche qualcuno dovesse trovarmi noioso, non è detto che tutti gli altri la pensino allo stesso modo. E anche in questo caso, non significa che sia veramente noioso. Capita anche a me di annoiarmi quando parlo con certe persone, ma non per questo le considero noiose.”
Esempio 2
Situazione: “Quando esco per un appuntamento mi sento sempre in soggezione.”
Pensiero disfunzionale:Non sono abbastanza intelligente per uscire con questa persona.”
Pensiero razionale: “Non posso sapere che la persona che ho di fronte è più intelligente di me. In realtà l’intelligenza può essere misurata in molti modi e ci sarà sicuramente qualcosa in cui riesco meglio di lei. E se anche fosse più intelligente di me, non significa che io sia uno stupido. Capita a tutte le persone di incontrare chi, in un modo o nell’altro, ha più capacità.”
Esempio 3
Situazione: “Un collega si avvicina alla mia scrivania per fare due chiacchiere ma io non so cosa dire.”
Pensiero disfunzionale:Penserà che sono un deficiente. Si accorgerà che divento rosso e penserà che ho qualcosa che non va.”
Pensiero razionale: “Anche se nota che arrossisco, non è detto che pensi che sono un tipo strano. Per quanto mi riguarda, non do molto peso alla cosa quando vedo arrossire un’altra persona. Mia sorella diventa sempre rossa e nessuno ci fa caso. Quanto al fatto che ho poco da dire, potrebbe pensare che sono nervoso, ma potrebbe anche pensare che sono impegnato o, magari, preoccupato. E se anche intuisse il mio nervosismo, non è detto che vi presti troppa attenzione e neppure che ciò influisca negativamente sull’opinione che ha di me. Oltretutto, non sono tenuto a essere sempre brillante e non c’è niente di male se ogni tanto qualcuno mi trova un po’ strano.”
Esempio 4
Situazione: “Ho invitato degli amici a cena.”
Pensiero disfunzionale: “Nessuno apprezzerà ciò che ho cucinato e questo rovinerà la serata.”
Pensiero razionale: “Non è la prima volta che cucino e di solito i miei amici sembrano apprezzare. E se anche la cena non fosse di loro gradimento, non vuol dire che la serata sia da considerare un fallimento. Mi è capitato di essere invitato a casa di altre persone e di non aver apprezzato quello che avevano cucinato, ma questo non mi ha impedito di passare una piacevole serata in compagnia e, soprattutto, non ha influenzato minimamente la mia considerazione nei loro confronti.”

E come posso modificare i miei comportamenti disfunzionali?”

Per quel che riguarda l’ansia sociale, comunicare in modo assertivo (detto in altri termini, in modo “affermativo”) può migliorare notevolmente le proprie capacità relazionali. In ogni caso la tecnica più efficace è senza dubbio l’esposizione. Difatti, per ridurre l’ansia, è fondamentale affrontare ripetutamente (più volte alla settimana) e per un tempo sufficientemente lungo le situazioni che creano maggior disagio.

Mi può fare un esempio di applicazione della tecnica dell’esposizione?”

Se il tuo problema è di parlare in pubblico, ad esempio, hai molte possibilità a tua disposizione:

  • Potresti cominciare leggendo una breve notizia da un giornale ad un collega o ad un amico
  • Potresti seguire un corso di public speaking o di recitazione
  • Potresti dare la propria disponibilità ad enti benefici a tenere delle lezioni su argomenti conosciuti
  • Potresti chiedere ad un gruppo di amici di farti da pubblico

Se sei terrorizzato dall’idea di affrontare un colloquio di lavoro, ad esempio, potresti:

  • Simulare il colloquio con una persona di fiducia
  • Potresti chiedere al tuo selezionatore di metterti in difficoltà di proposito (in modo che il vero colloquio, in confronto, ti sembrerà una passeggiata)
  • Per passare ad un gradino successivo, potresti poi sostenere alcuni colloqui per lavori che non ti interessano molto

Se hai paura di attirare l’attenzione degli altri, invece, potresti:

  • Provare a farlo di proposito. Ad esempio, se ti senti a disagio perché quando scrivi o reggi un bicchiere ti tremano le mani, prova ad assecondare i tuoi tremori piuttosto che contenerli; non preoccuparti di versare il contenuto del bicchiere e neppure di lasciare che la tua mano tremi al punto di rendere illeggibile la tua calligrafia quando devi riempire un assegno.

Se hai paura che gli altri si accorgano che quando sei in preda all’ansia sudi abbondantemente potresti, infine, indossare di proposito vestiti pesanti

A cosa è finalizzata la tecnica dell’esposizione?”

Scopo dell’esposizione è quello di renderti consapevole che certe situazioni non sono affatto pericolose e, pertanto, se anche qualcuno dovesse accorgersi che stai tremando o sudando abbondantemente, le conseguenze non sarebbero così gravi come immagini.

Ma se poi mi tremeranno realmente le mani? Gli altri penseranno magari che ho il Morbo di Parkinson! E se mi cade l’acqua per terra? Penseranno sicuramente che sono un’incapace, che non so tenere neanche un bicchiere in mano!”

Non avere paura di rischiare! Se hai paura che gli altri ti respingano, osa di più! Ti capiterà di essere rifiutato? Ok! Ma in questo modo con il tempo imparerai a non dare troppa importanza a questi episodi. E fai attenzione! Se temi la possibilità di venire respinto ad un colloquio di lavoro, a tal punto da impiegare mesi se non anni prima di deciderti a tentare, è ovvio che se la probabilità di trovare un lavoro è di 1 a 20 (cioè ogni venti domande si ottiene un’offerta di lavoro), è facile che tu venga respinto! Non commettere quindi l’errore di pensare che l’accaduto sia una conferma dei tuoi timori, una “prova” della tua incapacità. In conclusione, il consiglio è sempre di esporti il più possibile a tutte le situazioni che ti mettono a disagio.

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Pubblicato on 10 agosto 2010 at 11:16  Commenti disabilitati su La fobia sociale (ma attenti alle etichette!)