La rabbia


“Cos’è la rabbia?”

La rabbia o collera è un’emozione naturale che tutti proviamo, spesso è associata ad altri stati d’animo come irritazione, delusione, disprezzo o imbarazzo.

“A cosa può portare?”

La rabbia può indurre atteggiamenti aggressivi e violenti e il desiderio di rivalsa nei confronti di chi ha deluso determinate aspettative. L’aggressività, però, non sempre ha a che fare con la rabbia: è dovuta piuttosto alla volontà di imporsi sugli altri. La soglia di tolleranza varia molto da persona a persona. Se hai tendenze al perfezionismo, la collera può renderti maggiormente irritabile quando, ad esempio, sei incapace di raggiungere gli obiettivi sperati.

“Quali sono le situazioni che la stimolano?”

  • Le restrizioni di carattere fisico, come, ad esempio, l’immobilizzazione delle braccia in bambini di 4 mesi, o psicologico/sociale, come, ad esempio, un genitore che impedisce di uscire con gli amici ad un figlio.
  • L’interruzione di comportamenti finalizzati al raggiungimento di un obiettivo, come, ad esempio, quando vieni interrotto (in modo indesiderato) in una attività che prevede un certo grado di concentrazione e che, magari, sei convinto di doverla svolgere in tempi prestabiliti.
  • Stimoli fastidiosi, come, ad esempio, i forti sbalzi di temperatura, un dolore intenso, dei rumori assordanti, degli odori nauseabondi, un commento offensivo da parte di un’altra persona, l’esposizione a luoghi particolarmente affollati…
  • Altri motivi scatenanti, come, ad esempio, quando ti senti imbrogliato, o trattato male, o ferito, o quando il tuo comportamento viene ripreso da qualcun’altro, o anche quando non sei direttamente coinvolto in una determinata situazione.

“Quando arrabbiarsi diventa un problema?”

E’ fondamentale evitare che la rabbia diventi troppo intensa, perché, superata una certa soglia, diventa impossibile pensare in modo razionale. In questi casi si possono avere le seguenti ripercussioni:

  • Sul piano fisico: se non sei capace di controllare la tua collera puoi andare incontro a problemi fisici come ipertensione, scompensi cardiaci ed eccessiva acidità gastrica.
  • Sul piano interpersonale: può condizionarti i rapporti con gli altri (può portare anche all’isolamento) e può, generando in te sensi di colpa o imbarazzo, causare difficoltà nel controllarti o intaccare la fiducia che riponi in te stesso.

In definitiva diventa un problema se:

  • Si manifesta troppo di frequente o con un’intensità eccessiva.
  • Porta ad aggredire fisicamente o verbalmente gli altri.

“Quali sono le cause primordiali della rabbia?”

Esistono prove del fatto che la rabbia sia presente in ognuno di noi fin dall’infanzia. Sembra, inoltre, che l’educazione ricevuta possa condizionare la capacità di controllare questa emozione. Tutto ciò non deve portare a credere che sia impossibile imparare a controllare la rabbia: per fare ciò è necessario modificare i pensieri e i comportamenti che la favoriscono.

“Come posso riuscire a modificare il mio modo di pensare?”

E’ necessario che impari a dare la giusta interpretazione a quei particolari avvenimenti o circostanze che ti inducono rabbia per riuscirla a controllare.

Ma quanto le tue convinzioni condizionano la reazione emotiva a una determinata situazione?

Un esempio di possibili interpretazioni ad un avvenimento che ti induce rabbia è il seguente: tuo figlio porta a casa la pagella di fine semestre con una insufficienza in matematica.

  1. “Avrebbe dovuto impegnarsi di più! In questo modo mi fa fare una brutta figura!”: l’emozione corrispondente a questa interpretazione è la collera.
  2. “Se fossi un genitore migliore mio figlio andrebbe meglio a scuola… Mio figlio non combinerà mai niente di buono nella vita!”: l’emozione corrispondente a questa interpretazione è la tristezza.
  3. “Mio figlio deve esserci rimasto molto male…cosa accadrà se non riuscirà a migliorare i suoi voti entro la fine dell’anno?”:l’emozione corrispondente a questa interpretazione è la preoccupazione.
  4. “Mio figlio ha tempo per rimediare… potrei mandarlo a ripetizione di matematica… anche a me è capitato di avere delle insufficienze quando facevo le superiori… un’insufficienza non è poi la fine del mondo!”:l’emozione corrispondente a questa interpretazione è la serenità.

Un altro ottimo esercizio è cercare di immaginare come reagirebbero gli altri nella medesima situazione.

“Quanto incide il mio grado di perfezionismo sulla rabbia?”

Le convinzioni troppo rigide su te stesso o sugli altri, del tipo “Dovrei…” o “Tutti dovrebbero…”, possono indurre la rabbia tutte le volte che non è possibile soddisfare certe aspettative.

Alcuni esempi di affermazioni che possono indurre rabbia sono:

  • “Non devo arrivare mai in ritardo a un appuntamento!”
  • “Il mio dottore dovrebbe essere sempre in grado di diagnosticare e risolvere i miei problemi!”
  • “I miei figli devono vestirsi come voglio io!”
  • “Non bisogna mai dire bugie!”
  • Devo perdere 2 chili!”
  • “I miei figli non dovrebbero mai dire parolacce!”
  • “Non bisogna mai mangiare con le mani!”
  • “Tutti dovrebbero fare sempre quello che promettono di fare!”

“Come posso modificare i pensieri e i comportamenti perfezionistici che stimolano la collera?”

Innanzitutto cerca di riconoscere le prime avvisaglie di irritazione per evitare che la rabbia sfugga al tuo controllo. Alcune di esse possono essere:

  1. Ricevere commenti sarcastici o sprezzanti.
  2. Sentirsi tesi.
  3. Lamentarsi frequentemente.
  4. Dimostrarsi molto irritabili o eccessivamente suscettibili.

Prova, in ogni caso, a cercare di prevenirla: se, ad esempio, prevedi che una certa situazione ti farà arrabbiare, prova a mettere in discussione i pensieri prima che abbiano modo di manifestarsi.

“E come faccio a mettere in discussione i miei pensieri perfezionistici?”

I tuoi pensieri sono validi in quella circostanza? Sono, poi, giustificati? Riusciresti a vedere la situazione sotto un altro punto di vista?

Il dialogo seguente tra una donna ed il suo terapeuta ti chiarirà meglio le idee.

Paziente Sono furibonda perché mia figlia è arrivata a casa con un piercing al labbro!
Terapeuta Cos’è che le dà fastidio?
Paziente Intanto è una cosa ripugnante e poi temo che le creerà problemi con gli altri: nessuno la troverà carina con quell’obbrobrio sulle labbra!
Terapeuta Ciò che mi ha appena detto riguarda una sua preoccupazione. Cos’è, invece, che la fa arrabbiare? Crede, ad esempio, che sua figlia l’abbia ferita in qualche modo?
Paziente Bè, sapeva che non ero d’accordo e l’ha fatto comunque! Ne avevamo parlato in passato e le avevo detto chiaramente come la pensavo. Non mi ha minimamente ascoltata, credo che non rispetti affatto le mie opinioni!
Terapeuta Secondo lei, quindi, il piercing dimostrerebbe che sua figlia non la rispetta? Pensa che esistano altre spiegazioni?
Paziente Non me ne viene in mente nessun’altra.
Terapeuta Quindi, ogni volta che una persona cambia pettinatura o si veste in un modo particolare, pensa che manchi di rispetto a chi non la trova attraente?
Paziente Naturalmente no! Ma in questo caso si tratta di un cambiamento radicale
Terapeuta Le è mai capitato di fare qualcosa che i suoi genitori trovavano radicale o inappropriato?
Paziente Quando mi sono fatta bucare le orecchie i miei non mi hanno parlato per una settimana…
Terapeuta Oggi il piercing non è molto differente da ciò che 30 anni fa era bucarsi le orecchie… Se si guarda intorno vedrà che ci sono molti ragazzi dell’età di sua figlia con un piercing…
Paziente Ma se una volta finiti gli studi non riuscisse a trovare lavoro per via del piercing? E’ possibile che ci siano altre persone che la pensano come me!
Terapeuta Provi lei a rispondere! Cosa pensa che farebbe sua figlia?
Paziente Penso che lo toglierebbe oppure cercherebbe un lavoro dove non fanno caso a questo genere di cose… Ora ho capito dove vuole farmi arrivare! Non è poi così terribile la cosa di come la immaginavo all’inizio…

Porti, in alternativa, alcune delle seguenti domande, è un altro metodo per mettere in discussione i pensieri perfezionistici che favoriscono la rabbia:

  1. Questa situazione è davvero così importante come credo?
  2. Cosa succederà se le cose non andranno come avrei voluto? E’ davvero così importante che tutto vada secondo i miei piani?
  3. Ho davvero bisogno di tenere tutto sotto controllo?
  4. Esistono altri modi di vedere questa situazione?
  5. Un mio amico (o conoscente o familiare…) vedrebbe le cose allo stesso modo?
  6. Sono sicuro che l’esito delle cose sarà realmente negativo se esse non andranno come io desidero?
  7. Quante probabilità ci sono che mi arrabbi se cerco di fare a modo mio?

“Se ho tratti del Carattere di tipo perfezionistico, ci sono altre cose cui devo stare attento per non cadere nella collera?”

Sì. E’ necessario che:

  1. Impari ad accettare i modi di pensare e di comportarsi degli altri; accettare di conseguenza le loro scelte in fatto di abbigliamento, acconciatura, lavoro, amicizie…
  2. Stai attento a non parlare in modo aggressivo o a non etichettare le persone con appellativi come stupido, idiota, incompetente, inaffabile e simili; un’espressione del tipo “Il mio coinquilino è uno scansafatiche senza rispetto!”, può essere sostituita dall’espressione “Recentemente il mio coinquilino non si è più occupato dell’immondizia”.
  3. Provi a pensare al suono delle tue parole: non è necessario che dici tutto quello che pensi!
  4. Impari a pensare sempre prima di parlare.

Può capitare, inoltre, una situazione di questo genere:

Hai confidato la tua antipatia per Mario al tuo amico Marco. Se venissi a sapere che Marco ha riferito a Mario cosa pensi di lui, probabilmente ti arrabbieresti molto e magari ti sentiresti “tradito” dal tuo miglior amico, in quanto ha spifferato tutto. E’ comprensibile, in questo caso, pensare che Marco abbia sbagliato, ma è bene che anche tu ti assumi le tue responsabilità. Sei tu, infatti, il primo ad aver “sparlato” di qualcun altro e, quindi, sei in parte responsabile dell’accaduto.

Allo stesso modo, anche i diverbi non sono mai da imputare a una sola persona. Sono molti i fattori da tenere in considerazione, tra i quali: l’oggetto del contendere, il modo di porsi delle persone coinvolte, il loro stato psicofisico, la possibilità di fraintendimenti. Infine, ricorda sempre che durante una discussione è molto più facile notare le responsabilità altrui che non le proprie!

Molti credono che la cosa più importante sia dimostrarsi coerenti ed hanno, quindi, la tendenza a non ammettere i propri errori. Di conseguenza, ritengono che cambiare opinione sia un segno di insicurezza e possa pregiudicare il rispetto e la considerazione nei loro confronti. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, questi debbono sapere che le persone rispettano chi sa riconoscere i propri errori o cambiare parere sulla base di nuove informazioni, e ad accettare delle scuse quando sono sincere.

“Quando sono particolarmente irritato come mi devo comportare per far sì che la situazione non degeneri?”

E’ importante, quando ci si trova in un momento di collera, distanziarsi mentalmente e fisicamente da certe situazioni. Nel primo caso, sarà sufficiente contare fino a 10 per evitare di dire cose spiacevoli: è probabile, infatti, che la rabbia diminuisca se ci si distanzia temporaneamente da ciò che l’ha innescata. Può essere, quindi, utile prendersi del tempo per placare la propria collera con frasi del tipo “Ti chiamo domani, va bene?” o “Ci vediamo tra un’ora, sei d’accordo?”.

“Ci sono delle strategie che posso utilizzare per scaricare le tensioni che accumulo durante la giornata?”

L’esercizio fisico (corsa, passeggiata, andare in bicicletta, nuotare, o praticare qualsiasi altro sport) risulta un’ottima soluzione per scaricare la tensione. Per tenere sotto controllo la rabbia risultano molto utili anche le tecniche di rilassamento: il rilassamento muscolare progressivo, l’immaginare situazioni rilassanti, la meditazione e le tecniche di respirazione.

“Ci sono altre strategie su come mi devo comportare quando mi trovo sul punto di perdere le staffe?”

Certamente. Un metodo alternativo si chiama tecnica del problem-solving. Prova ad affrontare la situazione per gradi in questo modo:

  1. Definisci chiaramente il problema: solo comprendendolo, infatti, sei in grado di risolverlo.
  2. Nel caso di un problema complesso, dividilo in più parti ed affrontale una alla volta.
  3. Pensa a tutte le soluzioni possibili, anche a quelle che ti sembrano meno efficaci.
  4. Analizza ogni soluzione elencandone i pro e i contro.
  5. Scegli le soluzioni che ti sembrano migliori.
  6. Pensa a come metterle in pratica.
  7. Prova a risolvere il problema in base a quanto stabilito nei punti 5) e 6)
  8. Valuta l’efficacia delle tue scelte: se non sei riuscito a risolvere il problema ripeti tutti i passaggi finché non ottieni un risultato positivo.

“Mi può chiarire l’attuazione della tecnica del problem-solving con un esempio?”

Certo. Immagina di essere il responsbile del personale di un’attività commerciale. Un membro del tuo staff ha l’abitudine di arrivare ogni mattina con 10/15 minuti di ritardo. In qualità di responsabile ritieni che questo comportamento sia inaccettabile e decidi, di conseguenza, di affrontare il problema. Supponiamo che sul piano lavorativo questi ritardi non hanno alcuna ripercussione, ma che tu ti senta comunque risentito a causa di questo tipo di comportamento.

Inizia ,così, a pensare alle soluzioni che hai a disposizione:

  1. Licenziare il dipendente.
  2. Retribuirlo in base al tempo effettivo di lavoro.
  3. Chiedergli di recuperare il tempo perso facendo degli straordinari.
  4. Modificare radicalmente i tuoi standard in fatto di puntualità, accettando i ritardi di qualsiasi entità.
  5. Modificare i tuoi standard in fatto di puntualità solo parzialmente, accettando, cioè, ritardi non superiori ai 15 minuti.
  6. Ignorare il problema.

A questo punto, valuta i pro e i contro di ogni singola possibilità. Ad esempio:

  • Conseguenza positiva della scelta a): non ti arrabbi più per i ritardi del tuo dipendente.
  • Conseguenza negativa della scelta a): il dipendente ti fa causa per averlo licenziato ingiustamente e devi fare i conti con il malcontento degli altri dipendenti.
  • La soluzione e) potrebbe risultare la più conveniente: il rendimento del dipendente potrebbe essere, infatti, incentivato dalla tua maggiore flessibilità al cospetto dell’importanza di arrivare in perfetto orario sul luogo di lavoro. Un possibile svantaggio di questa soluzione è la possibilità che gli altri dipendenti potrebbero approfittarne indebitamente, non rispettando più l’orario di ingresso al lavoro.

Una volta valutati i pro e i contro di ciascuna soluzione ti accorgerai che nessuna di esse è perfetta, tuttavia alla fine dovrai comunque scegliere quella che ti appare più efficace. Supponiamo che tu sia propenso per la soluzione e): come procederai in questo caso?

  1. Comunicherai la tua decisione a tutto lo staff?
  2. Aspetterai che qualcuno arriva al lavoro con più di 15 minuti di ritardo per comunicare a tutti le nuove disposizioni in fatto di puntualità?

Una volta scelto come procedere impegnati a iniziare il prima possibile: più aspetterai, infatti, minori saranno le probabilità di risolvere il problema.

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Pubblicato on 9 agosto 2010 at 10:55  Commenti disabilitati su La rabbia